Tra mito e storia PDF Print E-mail

L’Olea europea sativa, volgarmente chiamata "olivo", è un albero dal tronco nodoso e carico di rughe che si adatta facilmente a terreni magri e con evidenti dislivelli di superficie. Tracce della sua origine risalgono a 6000 anni a.C. ed interessano l'area del Mediterraneo orientale, più precisamente i rilievi a sud del Caucaso (nella zona compresa tra il Pamir ed il Turkestan), ad ovest dell'Altopiano iranico, nella Siria e nella Palestina. La sua diffusione si sarebbe in seguito estesa in Egitto e più tardi nelle isole di Cipro, Rodi, Creta e nei territori della Magna Grecia, segnando lo sviluppo delle maggiori civiltà del bacino mediterraneo di cui diventerà il simbolo.

L'olivo, secondo il mito greco, ha un'origine divina: fu creato dalla dea Pallade Atena (la dea Minerva dei Romani). La leggenda racconta come Poseidone (Nettuno per i Romani) ed Atena, disputandosi la sovranità dell'Attica, e la maternità/paternità del nome della sua capitale, si sfidarono di fronte a Zeus, padre degli dei (Giove per i Romani). La sfida consisteva nel gareggiare a chi avesse creato il più bello ed utile regalo per il popolo. Poseidone, colpendo con il suo tridente il suolo, creò il cavallo più potente e rapido mai esistito, in grado di vincere qualunque battaglia; Atena, percotendo la roccia con la sua lancia, fece nascere dalla terra il primo albero di olivo, dal cui frutto si sarebbe ottenuto: luce nella notte, sollievo per i feriti nella preparazione di balsami e unguenti e nutrimento per il popolo. Zeus premiò l'invenzione pacifica di Atena che così diede nome e protezione eterne ad Atene. Nel suo millenario tragitto attorno al "Mare nostrum", l'olio venne introdotto in Italia dai primi navigatori fenici e greci. In realtà furono in seguito arabi e romani, grazie all'intensificarsi del traffico marittimo, a diffonderne … diremo quasi ... "a macchia d'olio" ... la coltivazione. Secondo una leggenda riferita da Plinio e da Cicerone, sempre in linea con l'idea mitologica dell'origine dell'olivo e del suo prodotto, sarebbe stato Aristeo (Figlio di Apollo e della ninfa Cirene) l'inventore del modo di estrarre l'olio. Le tracce più antiche finora affiorate sull'olivicoltura in Etruria risalirebbero al VII sec. a.C., descrivendo ben 15 "cultivar" di questa pianta, che già all'epoca rappresentava la base di importanti attività economiche e commerciali.

Nel Museo dell’olivo di Haifa, vicino ad Israele, si conservano piccoli mortai e presse a testimonianza di una produzione olearia presente nel V millennio a.C. A Creta sono state ritrovate gigantesche anfore, pithoi, dove si conservava l’olio.

Da queste terre di origine la coltura si diffuse prima in Egitto e successivamente, per opera dei Fenici e dei Greci arrivò in Sicilia.

In Sicilia la presenza dell’ulivo fa da sempre parte della memoria del meraviglioso paesaggio naturale e coincide con l’areale della macchia mediterranea, che le è naturalmente congeniale, vegetando rigogliosamente grazie a straordinarie condizioni microclimatiche naturali. Nella nostra Isola predomina un’olivicoltura di tipo tradizionale, con impianti generalmente eterogenei, coltivati in asciutto, di piccole dimensioni, posti in terreni marginali e di difficile meccanizzazione.

Nella Sicilia ellenica l’albero di ulivo è grandemente rappresentato. Si narra che gli Agrigentini furono sconfitti in battaglia dall’esercito cartaginese e costretti a pagare un fortissimo tributo. Al comandante cartaginese, rimasto grandemente sorpreso dalla quantità di oro e di gioielli presenti nella città, mostrarono un piccolo ed umile seme di ulivo come origine di tante ricchezze.

Acragante, Akragas, Agrigentum, Kerkent, Girgenti, Agrigento. In questi nomi sono racchiusi 2500 anni di storia agrigentina.

Dalla colonia rodio-cretese di Gela ha origine nel 581 a.C. , la fondazione della sottocolonia di Akragas ad opera dei due ecisti Aristoneo e Pistilo. La storica vittoria ad Himera dei Greci sui Cartaginesi, nel 480 a.C. , oltre che portare ad Akragas un enorme bottino, segnò per la città un periodo di prosperità e potenza che diede vita a grandi opere pubbliche, templi e acquedotti. Agrigento diventò centro attivo della cultura mediterranea, il commercio e l’industria arricchirono la città, dichiarata da Pindaro: “la più bella città dei mortali”.

Sotto la dominazione Greca, Agrigento divenne la città più florida della Sicilia, disponendo di navi da trasporto utilizzate per il commercio delle principali produzioni dell’agricoltura, il vino, i cereali ma soprattutto olio di oliva.

Nella provincia di Agrigento la superficie interessata alla coltivazione dell’olivo risulta essere circa 20.000 ha ed assume un ruolo di primaria importanza non solo dal punto di vista economico e sociale ma anche dal punto di vista paesaggistico e ambientale per la disposizione collinare del territorio.

Il panorama varietale è costituito prevalentemente dalle seguenti cultivar: Biancolilla, Cerasuola, Nocellara del Belice che ancora oggi vengono chiamate con nomi femminili alquanto vezzosi quali nuciddara, bianculidda ecc.

 

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