| Tecniche colturali |
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L’olivo è una pianta che ben si adatta alle condizioni climatiche dell’areale mediterraneo. Alquanto rustica non ha particolari esigenze pedo-climatiche; tuttavia, applicando alcune fondamentali tecniche colturali si ha la possibilità di trarre tutto il potenziale produttivo da questa generosa pianta. I più importanti accorgimenti che si devono adottare riguardano: lavorazioni del terreno, potatura, concimazione, irrigazione e raccolta.
Lavorazioni del terreno: L’olivo si avvantaggia dei lavori ordinari quali arature superficiali ed erpicature, non al di sotto dei 15- In alternativa si può fare ricorso alla tecnica dell’inerbimento, che consiste nel lasciare crescere le erbe spontanee per tutto il periodo invernale, per poi sfalciarle ed interrarle nel periodo primaverile-estivo. L’inerbimento può essere fatto, anche, seminando essenze di leguminose a rapido accrescimento.
Potatura: Essa si effettua durante l’inverno o all’inizio della primavera. Dove l’inverno è rigido, è conveniente effettuare questa operazione colturale in primavera allo scopo di consentire alla pianta una maggiore difesa dalle basse temperature. Durante il periodo estivo è consigliabile effettuare una soppressione dei rami sterili quali succhioni e polloni. Esiste, anche, un caso particolare di potatura di produzione in tarda primavera che serve a diradare i frutti in annate di carica (è il caso della “pettinatura”, fatta nella valle del Belice per le olive da mensa).
Tipi di potatura Dopo la messa a dimora delle piante è possibile distinguere diversi tipi di potatura: di formazione o allevamento, di produzione, di riforma, di risanamento o ringiovanimento.
Potatura di formazione Con questo tipo di potatura si conferisce alla pianta la forma desiderata durante la crescita. Il tipo di intervento dipende da vari fattori quali la cultivar, la fertilità del suolo, le condizioni climatiche, ecc.. Le tendenze dell’olivicoltura moderna sono quelle di far crescere liberamente la pianta, soprattutto nei primi 2-3 anni, in modo che la vegetazione presente, tra l’altro abbastanza limitata, permetta alla pianta di irrobustirsi e di affrancarsi bene. I tagli eccessivi, infatti, per effetto di un minor accumulo di riserve nutritive, rallentano la crescita della pianta (chioma-radici) e di conseguenza provocano un ritardo nell’entrata in produzione dell’impianto, specialmente in presenza di terreni di scarsa fertilità chimico-fisica. Pertanto, bisogna limitare i tagli per ottenere la forma di allevamento prescelta e sopprimere quei rami sterili (polloni e succhioni) la cui presenza può turbare l’equilibrio della pianta.
Potatura di produzione
La potatura di produzione comprende una serie di operazioni che servono a mantenere alta la capacità di fruttificazione delle piante; inoltre, con una adeguata potatura di produzione si stimola la pianta a formare rami fertili. Tagli eccessivi in cultivar vigorose e terreni fertili, portano la pianta a forti reazioni vegetative a scapito della produzione. Il grado di potatura, dunque, dovrà essere minore per gli ulivi giovani rispetto a quelli vecchi. Nelle piante adulte, infatti, soprattutto se produttive e in annata di carica, l’entità della potatura dovrà essere superiore rispetto a quella di piante giovani, dove il ritmo di sviluppo naturale, di per sé, assicura il rinnovamento della chioma. Dunque, con questo intervento possiamo regolare la fruttificazione e lo sviluppo della pianta; inoltre, si interviene sullo sviluppo e la qualità dei frutti, tenendo presente che le drupe migliori (pezzatura, resa in olio e maggiore rapporto polpa-nocciolo) si trovano sui rami all’esterno della chioma, ben illuminati. Il concetto moderno mira all’essenzialità dell’intervento, superando concetti passati basati su tagli puntigliosi. Essa comprende una serie di operazioni con lo scopo di: - mantenere l’equilibrio vegeto-produttivo; - stimolare la formazione di nuovi rametti fruttiferi; - esaltare la produzione quanti-qualitativa - mantenere la forma d’allevamento prescelta; - realizzare una adeguata prevenzione fitosanitaria. La potatura di produzione si attua attraverso le seguenti operazioni: - asportazione dei rami sterili o esauriti dalla produzione; - asportazione o accorciamento delle branche e dei rami; - sfoltimento di rami affastellati; - asportazione di succhioni e polloni; - asportazione di rami secchi o danneggiati da parassiti; - asportazione di rami posti in ombra e in verticale.
Si fa presente che l’olivo fruttifica sui rami di un anno (di 20-
Potatura di riforma Questo tipo di potatura si applica quando si vuole cambiare la forma di allevamento esistente. È un’operazione molto semplice da realizzare nelle piante giovani, data la forte reattività della specie a tagli anche energici.
Potatura di risanamento o ringiovanimento Con tale termine, si indicano tutti gli interventi volti a ringiovanire la pianta o a rinnovare totalmente o parzialmente la chioma. Trova applicazione in piante danneggiate per varie cause nel tronco e nella chioma. Un esempio di questo tipo di potatura è la capitozzatura, che consiste nel taglio delle branche principali all’altezza dell’inserzione sul tronco o poco più in alto.
Concimazione: è una pratica agronomica che mira ad assicurare all’olivo quantità adeguate di elementi nutritivi (minerali o organici), indispensabili per l’ottenimento di un buon risultato vegeto-produttivo. Per l’olivo rappresenta, inoltre, un mezzo importante, in combinazione ad altri fattori (potenzialità produttiva della pianta, fertilità del terreno, potature, ecc.), per attenuare il fenomeno dell’alternanza di produzione. La concimazione non può essere praticata a “caso”, ma deve tenere conto delle esigenze delle piante e dei terreni in cui si opera. Quindi una corretta predisposizione di un piano di concimazione deve necessariamente prevedere la seguente metodologia: - analisi del terreno, per determinare il grado di fertilità e valutare le riserve nutritive dello stesso; - analisi fogliare, per valutare l'effettivo stato nutritivo delle piante. Per quanto riguarda il tipo di concime da somministrare la scelta può ricadere su diversi concimi: complessi, semplici, organici e misto-organici. Tuttavia, da esperienze acquisite, sulla base della potenzialità vegeto-produttive delle piante e sulla base delle condizioni pedoclimatiche della zona, si possono ritenere validi i seguenti quantitativi di elementi nutritivi da somministrare in oliveti in piena produzione, qualora non si faccia ricorso alle metodologie sopra indicate:
Nel caso di oliveto condotto in regime irriguo le dosi da somministrare aumentano anche per effetto della maggiore produzione che si può ottenere. Per far fronte ai forti fabbisogni della pianta legati alla formazione della nuova vegetazione, dei fiori e dei frutti, la distribuzione dei concimi dovrebbe avvenire: - in regime asciutto a fine inverno (gennaio-febbraio) in un unico intervento; - in regime irriguo nei terreni tendenzialmente argillosi può essere effettuata a fine inverno (febbraio) prima della ripresa vegetativa in un unico intervento; oppure nei terreni sciolti è consigliabile frazionare l'azoto e distribuirlo 2/3 a fine inverno e il restante 1/3 a giugno-luglio prima dell'indurimento del nocciolo. In particolare, per quanto riguarda la somministrazione dell’azoto è da tenere presente che essendo utilizzato in la forma nitrica non viene trattenuto dal potere assorbente del terreno ed è facilmente dilavato. Per tale motivo, alla sua somministrazione, la pianta si deve trovare nelle condizioni tali da poterlo utilizzare. In alternativa l’azoto può essere somministrato sotto la forma ammoniacale o ureica. Infatti, l’azoto, ammoniacale o ureico, somministrato nel terreno durante il periodo invernale subisce un processo di trasformazione tale da renderlo disponibile sotto la forma nitrica (nitrificazione) alla ripresa vegetativa. Per ciò che riguarda il fosforo ed il potassio è preferibile somministrarli durante il periodo invernale. Si ricorda, per i positivi effetti sulle caratteristiche chimico-fisiche del terreno, che l’olivo si avvantaggia anche di una buona disponibilità di sostanza organica e pertanto una somministrazione di letame di stalla anche ad anni alterni, in dose di 150-200 q.li/ha o di 20-40 q.li/ha della stessa sostanza organica essiccata messa in commercio da varie ditte commerciali, è senz’altro una buona pratica da consigliare. Inoltre, un buon arricchimento di sostanza organica del terreno avviene attraverso la tecnica colturale dell’inerbimento, sia con erbe spontanee sia con la semina di leguminose.
Irrigazione: L'olivo è sempre stato considerato una pianta resistente alla siccità. Indubbiamente questa sua resistenza non può essere messa in discussione, ma è altrettanto vero che l’olivo, come tutte le altre piante, si avvantaggia dell'irrigazione che consente un aumento delle rese, un miglioramento della qualità della produzione e contribuisce alla riduzione del fenomeno dell'alternanza di produzione. La stagione irrigua va dalla primavera a tutto il periodo estivo, ma i periodi in cui la pianta manifesta le maggiori esigenze idriche sono: - dopo l'allegagione, in cui si ha una intensa attività di crescita delle drupe; - dopo l'indurimento del nocciolo, durante il quale avviene il maggiore incremento in peso delle olive. Una situazione di stress idrico in queste fasi comporta la formazione di frutti di ridotta pezzatura. Gli apporti idrici stagionali variano da
Raccolta: La raccolta delle drupe coincide con la conclusione del processo produttivo e rappresenta una tecnica colturale che incide notevolmente sulla qualità dell’olio ottenuto. Le olive presentano una maturazione scalare per cui al momento della raccolta possono essere presenti sulla pianta olive verdi, violastre e nere. L’epoca ottimale per la raccolta delle olive da olio coincide con l’invaiatura (cambiamento di colore) dei frutti. La raccolta può essere manuale, agevolata e meccanizzata.
La raccolta manuale: per gli oliveti specializzati in coltura intensiva è da considerarsi anacronistica, considerando gli alti costi della manodopera e la resa oraria di raccolta di un operaio; essa trova applicazione nelle piccole aziende a conduzione familiare. Superata, oltre che dannosa, è la tradizionale bacchiatura dei rami con pertiche di legno, in quanto con tale metodo si provocano delle lesioni alla pianta che rappresentano un facile accesso a funghi capaci di generare malattie quali la rogna dell’olivo, l’occhio di pavone ecc.; inoltre, le drupe danneggiate subiscono un fenomeno di accelerazione dei processi fermentativi che ne alterano la qualità.
La raccolta agevolata:
La raccolta meccanizzata:
generalmente viene effettuata attraverso scuotitori che vengono agganciati direttamente al tronco oppure alle branche principali. Il distacco dei frutti avviene per effetto della vibrazione. Le olive vengono fatte cadere su reti poste al suolo, oppure vengono fatte cadere su intercettatori ad ombrello. Un grosso limite per l’impiego della raccolta meccanizzata è rappresentato dai terreni impervi. Per sfruttare bene le potenzialità di questo tipo di raccolta occorre avere oliveti con forme di allevamento adeguate (ad es. a monocono) caratterizzate da uno sviluppo ridotto della parte aerea della pianta per sfruttare meglio le vibrazioni che vengono impresse dallo scuotitore.
Trasporto delle olive in frantoio: Al fine di non alterare la qualità dell’olio, le drupe, sia durante la raccolta che la conservazione, non devono essere danneggiate. Per quanto riguarda il trasporto dell’olive al frantoio bisogna evitare tutti i recipienti dove le drupe tendono ad ammassarsi e a surriscaldarsi. E’ conveniente utilizzare contenitori di capacità moderate con pareti forate per il ricambio dell’aria. I tempi di permanenza delle olive nei contenitori devono, inoltre, essere ridotti al minimo.
tecniche colturali
L’olivo è una pianta che ben si adatta alle condizioni climatiche dell’areale mediterraneo. Alquanto rustica non ha particolari esigenze pedo-climatiche; tuttavia, applicando alcune fondamentali tecniche colturali si ha la possibilità di trarre tutto il potenziale produttivo da questa generosa pianta. I più importanti accorgimenti che si devono adottare riguardano: lavorazioni del terreno, potatura, concimazione, irrigazione e raccolta.
Lavorazioni del terreno: L’olivo si avvantaggia dei lavori ordinari quali arature superficiali ed erpicature, non al di sotto dei 15- In alternativa si può fare ricorso alla tecnica dell’inerbimento, che consiste nel lasciare crescere le erbe spontanee per tutto il periodo invernale, per poi sfalciarle ed interrarle nel periodo primaverile-estivo. L’inerbimento può essere fatto, anche, seminando essenze di leguminose a rapido accrescimento.
Potatura: Essa si effettua durante l’inverno o all’inizio della primavera. Dove l’inverno è rigido, è conveniente effettuare questa operazione colturale in primavera allo scopo di consentire alla pianta una maggiore difesa dalle basse temperature. Durante il periodo estivo è consigliabile effettuare una soppressione dei rami sterili quali succhioni e polloni. Esiste, anche, un caso particolare di potatura di produzione in tarda primavera che serve a diradare i frutti in annate di carica (è il caso della “pettinatura”, fatta nella valle del Belice per le olive da mensa).
Tipi di potatura Dopo la messa a dimora delle piante è possibile distinguere diversi tipi di potatura: di formazione o allevamento, di produzione, di riforma, di risanamento o ringiovanimento.
Potatura di formazione Con questo tipo di potatura si conferisce alla pianta la forma desiderata durante la crescita. Il tipo di intervento dipende da vari fattori quali la cultivar, la fertilità del suolo, le condizioni climatiche, ecc.. Le tendenze dell’olivicoltura moderna sono quelle di far crescere liberamente la pianta, soprattutto nei primi 2-3 anni, in modo che la vegetazione presente, tra l’altro abbastanza limitata, permetta alla pianta di irrobustirsi e di affrancarsi bene. I tagli eccessivi, infatti, per effetto di un minor accumulo di riserve nutritive, rallentano la crescita della pianta (chioma-radici) e di conseguenza provocano un ritardo nell’entrata in produzione dell’impianto, specialmente in presenza di terreni di scarsa fertilità chimico-fisica. Pertanto, bisogna limitare i tagli per ottenere la forma di allevamento prescelta e sopprimere quei rami sterili (polloni e succhioni) la cui presenza può turbare l’equilibrio della pianta.
Potatura di produzione La potatura di produzione comprende una serie di operazioni che servono a mantenere alta la capacità di fruttificazione delle piante; inoltre, con una adeguata potatura di produzione si stimola la pianta a formare rami fertili. Tagli eccessivi in cultivar vigorose e terreni fertili, portano la pianta a forti reazioni vegetative a scapito della produzione. Il grado di potatura, dunque, dovrà essere minore per gli ulivi giovani rispetto a quelli vecchi. Nelle piante adulte, infatti, soprattutto se produttive e in annata di carica, l’entità della potatura dovrà essere superiore rispetto a quella di piante giovani, dove il ritmo di sviluppo naturale, di per sé, assicura il rinnovamento della chioma. Dunque, con questo intervento possiamo regolare la fruttificazione e lo sviluppo della pianta; inoltre, si interviene sullo sviluppo e la qualità dei frutti, tenendo presente che le drupe migliori (pezzatura, resa in olio e maggiore rapporto polpa-nocciolo) si trovano sui rami all’esterno della chioma, ben illuminati. Il concetto moderno mira all’essenzialità dell’intervento, superando concetti passati basati su tagli puntigliosi. Essa comprende una serie di operazioni con lo scopo di: - mantenere l’equilibrio vegeto-produttivo; - stimolare la formazione di nuovi rametti fruttiferi; - esaltare la produzione quanti-qualitativa - mantenere la forma d’allevamento prescelta; - realizzare una adeguata prevenzione fitosanitaria. La potatura di produzione si attua attraverso le seguenti operazioni: - asportazione dei rami sterili o esauriti dalla produzione; - asportazione o accorciamento delle branche e dei rami; - sfoltimento di rami affastellati; - asportazione di succhioni e polloni; - asportazione di rami secchi o danneggiati da parassiti; - asportazione di rami posti in ombra e in verticale.
Si fa presente che l’olivo fruttifica sui rami di un anno (di 20-
Potatura di riforma Questo tipo di potatura si applica quando si vuole cambiare la forma di allevamento esistente. È un’operazione molto semplice da realizzare nelle piante giovani, data la forte reattività della specie a tagli anche energici.
Potatura di risanamento o ringiovanimento Con tale termine, si indicano tutti gli interventi volti a ringiovanire la pianta o a rinnovare totalmente o parzialmente la chioma. Trova applicazione in piante danneggiate per varie cause nel tronco e nella chioma. Un esempio di questo tipo di potatura è la capitozzatura, che consiste nel taglio delle branche principali all’altezza dell’inserzione sul tronco o poco più in alto.
Concimazione: è una pratica agronomica che mira ad assicurare all’olivo quantità adeguate di elementi nutritivi (minerali o organici), indispensabili per l’ottenimento di un buon risultato vegeto-produttivo. Per l’olivo rappresenta, inoltre, un mezzo importante, in combinazione ad altri fattori (potenzialità produttiva della pianta, fertilità del terreno, potature, ecc.), per attenuare il fenomeno dell’alternanza di produzione. La concimazione non può essere praticata a “caso”, ma deve tenere conto delle esigenze delle piante e dei terreni in cui si opera. Quindi una corretta predisposizione di un piano di concimazione deve necessariamente prevedere la seguente metodologia: - analisi del terreno, per determinare il grado di fertilità e valutare le riserve nutritive dello stesso; - analisi fogliare, per valutare l'effettivo stato nutritivo delle piante. Per quanto riguarda il tipo di concime da somministrare la scelta può ricadere su diversi concimi: complessi, semplici, organici e misto-organici. Tuttavia, da esperienze acquisite, sulla base della potenzialità vegeto-produttive delle piante e sulla base delle condizioni pedoclimatiche della zona, si possono ritenere validi i seguenti quantitativi di elementi nutritivi da somministrare in oliveti in piena produzione, qualora non si faccia ricorso alle metodologie sopra indicate:
Nel caso di oliveto condotto in regime irriguo le dosi da somministrare aumentano anche per effetto della maggiore produzione che si può ottenere. Per far fronte ai forti fabbisogni della pianta legati alla formazione della nuova vegetazione, dei fiori e dei frutti, la distribuzione dei concimi dovrebbe avvenire: - in regime asciutto a fine inverno (gennaio-febbraio) in un unico intervento; - in regime irriguo nei terreni tendenzialmente argillosi può essere effettuata a fine inverno (febbraio) prima della ripresa vegetativa in un unico intervento; oppure nei terreni sciolti è consigliabile frazionare l'azoto e distribuirlo 2/3 a fine inverno e il restante 1/3 a giugno-luglio prima dell'indurimento del nocciolo. In particolare, per quanto riguarda la somministrazione dell’azoto è da tenere presente che essendo utilizzato in la forma nitrica non viene trattenuto dal potere assorbente del terreno ed è facilmente dilavato. Per tale motivo, alla sua somministrazione, la pianta si deve trovare nelle condizioni tali da poterlo utilizzare. In alternativa l’azoto può essere somministrato sotto la forma ammoniacale o ureica. Infatti, l’azoto, ammoniacale o ureico, somministrato nel terreno durante il periodo invernale subisce un processo di trasformazione tale da renderlo disponibile sotto la forma nitrica (nitrificazione) alla ripresa vegetativa. Per ciò che riguarda il fosforo ed il potassio è preferibile somministrarli durante il periodo invernale. Si ricorda, per i positivi effetti sulle caratteristiche chimico-fisiche del terreno, che l’olivo si avvantaggia anche di una buona disponibilità di sostanza organica e pertanto una somministrazione di letame di stalla anche ad anni alterni, in dose di 150-200 q.li/ha o di 20-40 q.li/ha della stessa sostanza organica essiccata messa in commercio da varie ditte commerciali, è senz’altro una buona pratica da consigliare. Inoltre, un buon arricchimento di sostanza organica del terreno avviene attraverso la tecnica colturale dell’inerbimento, sia con erbe spontanee sia con la semina di leguminose.
Irrigazione: L'olivo è sempre stato considerato una pianta resistente alla siccità. Indubbiamente questa sua resistenza non può essere messa in discussione, ma è altrettanto vero che l’olivo, come tutte le altre piante, si avvantaggia dell'irrigazione che consente un aumento delle rese, un miglioramento della qualità della produzione e contribuisce alla riduzione del fenomeno dell'alternanza di produzione. La stagione irrigua va dalla primavera a tutto il periodo estivo, ma i periodi in cui la pianta manifesta le maggiori esigenze idriche sono: - dopo l'allegagione, in cui si ha una intensa attività di crescita delle drupe; - dopo l'indurimento del nocciolo, durante il quale avviene il maggiore incremento in peso delle olive. Una situazione di stress idrico in queste fasi comporta la formazione di frutti di ridotta pezzatura. Gli apporti idrici stagionali variano da
Raccolta: La raccolta delle drupe coincide con la conclusione del processo produttivo e rappresenta una tecnica colturale che incide notevolmente sulla qualità dell’olio ottenuto. Le olive presentano una maturazione scalare per cui al momento della raccolta possono essere presenti sulla pianta olive verdi, violastre e nere. L’epoca ottimale per la raccolta delle olive da olio coincide con l’invaiatura (cambiamento di colore) dei frutti. La raccolta può essere manuale, agevolata e meccanizzata.
La raccolta manuale: per gli oliveti specializzati in coltura intensiva è da considerarsi anacronistica, considerando gli alti costi della manodopera e la resa oraria di raccolta di un operaio; essa trova applicazione nelle piccole aziende a conduzione familiare. Superata, oltre che dannosa, è la tradizionale bacchiatura dei rami con pertiche di legno, in quanto con tale metodo si provocano delle lesioni alla pianta che rappresentano un facile accesso a funghi capaci di generare malattie quali la rogna dell’olivo, l’occhio di pavone ecc.; inoltre, le drupe danneggiate subiscono un fenomeno di accelerazione dei processi fermentativi che ne alterano la qualità.
La raccolta agevolata: viene effettuata attraverso l’utilizzo di ganci scuotitori, pettini vibranti e sferzatori azionati da motori a scoppio, oppure da compressori pneumatici autonomi o azionati dalle comuni trattrici agricole. Questi tipi di agevolatori presentano il vantaggio di poter essere impiegati nelle aree di difficile meccanizzazione su piante secolari e non esigono di particolari forme di allevamento. I vantaggi rispetto alla raccolta manuale si possono sintetizzare in due punti: aumento della capacità di raccolta giornaliera/uomo e diminuzione dell’incidenza della manodopera sulla redditività aziendale.
La raccolta meccanizzata: generalmente viene effettuata attraverso scuotitori che vengono agganciati direttamente al tronco oppure alle branche principali.
Il distacco dei frutti avviene per effetto della vibrazione. Le olive vengono fatte cadere su reti poste al suolo, oppure vengono fatte cadere su intercettatori ad ombrello. Un grosso limite per l’impiego della raccolta meccanizzata è rappresentato dai terreni impervi. Per sfruttare bene le potenzialità di questo tipo di raccolta occorre avere oliveti con forme di allevamento adeguate (ad es. a monocono) caratterizzate da uno sviluppo ridotto della parte aerea della pianta per sfruttare meglio le vibrazioni che vengono impresse dallo scuotitore.
Trasporto delle olive in frantoio: Al fine di non alterare la qualità dell’olio, le drupe, sia durante la raccolta che la conservazione, non devono essere danneggiate. Per quanto riguarda il trasporto dell’olive al frantoio bisogna evitare tutti i recipienti dove le drupe tendono ad ammassarsi e a surriscaldarsi. E’ conveniente utilizzare contenitori di capacità moderate con pareti forate per il ricambio dell’aria. I tempi di permanenza delle olive nei contenitori devono, inoltre, essere ridotti al minimo. L’olivo è una pianta che ben si adatta alle condizioni climatiche dell’areale mediterraneo. Alquanto rustica non ha particolari esigenze pedo-climatiche; tuttavia, applicando alcune fondamentali tecniche colturali si ha la possibilità di trarre tutto il potenziale produttivo da questa generosa pianta. I più importanti accorgimenti che si devono adottare riguardano: lavorazioni del terreno, potatura, concimazione, irrigazione e raccolta.
Lavorazioni del terreno: L’olivo si avvantaggia dei lavori ordinari quali arature superficiali ed erpicature, non al di sotto dei 15-20 cm, praticate in autunno-inverno al fine di contenere le erbe infestanti, arieggiare il terreno ed interrare i concimi previamente somministrati; inoltre, molto utili sono le erpicature superficiali eseguite durante il periodo primaverile-estivo per eliminare le erbe infestanti ed interrompere la risalita capillare dell’acqua nel terreno, con conseguente perdita di quest’ultima sotto forma di scambio gassoso tra il terreno e l’atmosfera. In alternativa si può fare ricorso alla tecnica dell’inerbimento, che consiste nel lasciare crescere le erbe spontanee per tutto il periodo invernale, per poi sfalciarle ed interrarle nel periodo primaverile-estivo. L’inerbimento può essere fatto, anche, seminando essenze di leguminose a rapido accrescimento.
Potatura: Essa si effettua durante l’inverno o all’inizio della primavera. Dove l’inverno è rigido, è conveniente effettuare questa operazione colturale in primavera allo scopo di consentire alla pianta una maggiore difesa dalle basse temperature. Durante il periodo estivo è consigliabile effettuare una soppressione dei rami sterili quali succhioni e polloni. Esiste, anche, un caso particolare di potatura di produzione in tarda primavera che serve a diradare i frutti in annate di carica (è il caso della “pettinatura”, fatta nella valle del Belice per le olive da mensa).
Tipi di potatura Dopo la messa a dimora delle piante è possibile distinguere diversi tipi di potatura: di formazione o allevamento, di produzione, di riforma, di risanamento o ringiovanimento.
Potatura di formazione Con questo tipo di potatura si conferisce alla pianta la forma desiderata durante la crescita. Il tipo di intervento dipende da vari fattori quali la cultivar, la fertilità del suolo, le condizioni climatiche, ecc.. Le tendenze dell’olivicoltura moderna sono quelle di far crescere liberamente la pianta, soprattutto nei primi 2-3 anni, in modo che la vegetazione presente, tra l’altro abbastanza limitata, permetta alla pianta di irrobustirsi e di affrancarsi bene. I tagli eccessivi, infatti, per effetto di un minor accumulo di riserve nutritive, rallentano la crescita della pianta (chioma-radici) e di conseguenza provocano un ritardo nell’entrata in produzione dell’impianto, specialmente in presenza di terreni di scarsa fertilità chimico-fisica. Pertanto, bisogna limitare i tagli per ottenere la forma di allevamento prescelta e sopprimere quei rami sterili (polloni e succhioni) la cui presenza può turbare l’equilibrio della pianta.
Potatura di produzione La potatura di produzione comprende una serie di operazioni che servono a mantenere alta la capacità di fruttificazione delle piante; inoltre, con una adeguata potatura di produzione si stimola la pianta a formare rami fertili. Tagli eccessivi in cultivar vigorose e terreni fertili, portano la pianta a forti reazioni vegetative a scapito della produzione. Il grado di potatura, dunque, dovrà essere minore per gli ulivi giovani rispetto a quelli vecchi. Nelle piante adulte, infatti, soprattutto se produttive e in annata di carica, l’entità della potatura dovrà essere superiore rispetto a quella di piante giovani, dove il ritmo di sviluppo naturale, di per sé, assicura il rinnovamento della chioma. Dunque, con questo intervento possiamo regolare la fruttificazione e lo sviluppo della pianta; inoltre, si interviene sullo sviluppo e la qualità dei frutti, tenendo presente che le drupe migliori (pezzatura, resa in olio e maggiore rapporto polpa-nocciolo) si trovano sui rami all’esterno della chioma, ben illuminati. Il concetto moderno mira all’essenzialità dell’intervento, superando concetti passati basati su tagli puntigliosi. Essa comprende una serie di operazioni con lo scopo di: - mantenere l’equilibrio vegeto-produttivo; - stimolare la formazione di nuovi rametti fruttiferi; - esaltare la produzione quanti-qualitativa - mantenere la forma d’allevamento prescelta; - realizzare una adeguata prevenzione fitosanitaria. La potatura di produzione si attua attraverso le seguenti operazioni: - asportazione dei rami sterili o esauriti dalla produzione; - asportazione o accorciamento delle branche e dei rami; - sfoltimento di rami affastellati; - asportazione di succhioni e polloni; - asportazione di rami secchi o danneggiati da parassiti; - asportazione di rami posti in ombra e in verticale.
Si fa presente che l’olivo fruttifica sui rami di un anno (di 20-50 cm.) provvisti di una notevole quantità di gemme a fiore.
Potatura di riforma Questo tipo di potatura si applica quando si vuole cambiare la forma di allevamento esistente. È un’operazione molto semplice da realizzare nelle piante giovani, data la forte reattività della specie a tagli anche energici.
Potatura di risanamento o ringiovanimento Con tale termine, si indicano tutti gli interventi volti a ringiovanire la pianta o a rinnovare totalmente o parzialmente la chioma. Trova applicazione in piante danneggiate per varie cause nel tronco e nella chioma. Un esempio di questo tipo di potatura è la capitozzatura, che consiste nel taglio delle branche principali all’altezza dell’inserzione sul tronco o poco più in alto.
Concimazione: è una pratica agronomica che mira ad assicurare all’olivo quantità adeguate di elementi nutritivi (minerali o organici), indispensabili per l’ottenimento di un buon risultato vegeto-produttivo. Per l’olivo rappresenta, inoltre, un mezzo importante, in combinazione ad altri fattori (potenzialità produttiva della pianta, fertilità del terreno, potature, ecc.), per attenuare il fenomeno dell’alternanza di produzione. La concimazione non può essere praticata a “caso”, ma deve tenere conto delle esigenze delle piante e dei terreni in cui si opera. Quindi una corretta predisposizione di un piano di concimazione deve necessariamente prevedere la seguente metodologia: - analisi del terreno, per determinare il grado di fertilità e valutare le riserve nutritive dello stesso; - analisi fogliare, per valutare l'effettivo stato nutritivo delle piante. Per quanto riguarda il tipo di concime da somministrare la scelta può ricadere su diversi concimi: complessi, semplici, organici e misto-organici. Tuttavia, da esperienze acquisite, sulla base della potenzialità vegeto-produttive delle piante e sulla base delle condizioni pedoclimatiche della zona, si possono ritenere validi i seguenti quantitativi di elementi nutritivi da somministrare in oliveti in piena produzione, qualora non si faccia ricorso alle metodologie sopra indicate:
Nel caso di oliveto condotto in regime irriguo le dosi da somministrare aumentano anche per effetto della maggiore produzione che si può ottenere. Per far fronte ai forti fabbisogni della pianta legati alla formazione della nuova vegetazione, dei fiori e dei frutti, la distribuzione dei concimi dovrebbe avvenire: - in regime asciutto a fine inverno (gennaio-febbraio) in un unico intervento; - in regime irriguo nei terreni tendenzialmente argillosi può essere effettuata a fine inverno (febbraio) prima della ripresa vegetativa in un unico intervento; oppure nei terreni sciolti è consigliabile frazionare l'azoto e distribuirlo 2/3 a fine inverno e il restante 1/3 a giugno-luglio prima dell'indurimento del nocciolo. In particolare, per quanto riguarda la somministrazione dell’azoto è da tenere presente che essendo utilizzato in la forma nitrica non viene trattenuto dal potere assorbente del terreno ed è facilmente dilavato. Per tale motivo, alla sua somministrazione, la pianta si deve trovare nelle condizioni tali da poterlo utilizzare. In alternativa l’azoto può essere somministrato sotto la forma ammoniacale o ureica. Infatti, l’azoto, ammoniacale o ureico, somministrato nel terreno durante il periodo invernale subisce un processo di trasformazione tale da renderlo disponibile sotto la forma nitrica (nitrificazione) alla ripresa vegetativa. Per ciò che riguarda il fosforo ed il potassio è preferibile somministrarli durante il periodo invernale. Si ricorda, per i positivi effetti sulle caratteristiche chimico-fisiche del terreno, che l’olivo si avvantaggia anche di una buona disponibilità di sostanza organica e pertanto una somministrazione di letame di stalla anche ad anni alterni, in dose di 150-200 q.li/ha o di 20-40 q.li/ha della stessa sostanza organica essiccata messa in commercio da varie ditte commerciali, è senz’altro una buona pratica da consigliare. Inoltre, un buon arricchimento di sostanza organica del terreno avviene attraverso la tecnica colturale dell’inerbimento, sia con erbe spontanee sia con la semina di leguminose.
Irrigazione: L'olivo è sempre stato considerato una pianta resistente alla siccità. Indubbiamente questa sua resistenza non può essere messa in discussione, ma è altrettanto vero che l’olivo, come tutte le altre piante, si avvantaggia dell'irrigazione che consente un aumento delle rese, un miglioramento della qualità della produzione e contribuisce alla riduzione del fenomeno dell'alternanza di produzione. La stagione irrigua va dalla primavera a tutto il periodo estivo, ma i periodi in cui la pianta manifesta le maggiori esigenze idriche sono: - dopo l'allegagione, in cui si ha una intensa attività di crescita delle drupe; - dopo l'indurimento del nocciolo, durante il quale avviene il maggiore incremento in peso delle olive. Una situazione di stress idrico in queste fasi comporta la formazione di frutti di ridotta pezzatura. Gli apporti idrici stagionali variano da 1.500 a 10.000 mc/ha, in relazione alla piovosità annuale e alla sua distribuzione.
Raccolta: La raccolta delle drupe coincide con la conclusione del processo produttivo e rappresenta una tecnica colturale che incide notevolmente sulla qualità dell’olio ottenuto. Le olive presentano una maturazione scalare per cui al momento della raccolta possono essere presenti sulla pianta olive verdi, violastre e nere. L’epoca ottimale per la raccolta delle olive da olio coincide con l’invaiatura (cambiamento di colore) dei frutti. La raccolta può essere manuale, agevolata e meccanizzata.
La raccolta manuale: per gli oliveti specializzati in coltura intensiva è da considerarsi anacronistica, considerando gli alti costi della manodopera e la resa oraria di raccolta di un operaio; essa trova applicazione nelle piccole aziende a conduzione familiare. Superata, oltre che dannosa, è la tradizionale bacchiatura dei rami con pertiche di legno, in quanto con tale metodo si provocano delle lesioni alla pianta che rappresentano un facile accesso a funghi capaci di generare malattie quali la rogna dell’olivo, l’occhio di pavone ecc.; inoltre, le drupe danneggiate subiscono un fenomeno di accelerazione dei processi fermentativi che ne alterano la qualità.
La raccolta agevolata: viene effettuata attraverso l’utilizzo di ganci scuotitori, pettini vibranti e sferzatori azionati da motori a scoppio, oppure da compressori pneumatici autonomi o azionati dalle comuni trattrici agricole. Questi tipi di agevolatori presentano il vantaggio di poter essere impiegati nelle aree di difficile meccanizzazione su piante secolari e non esigono di particolari forme di allevamento. I vantaggi rispetto alla raccolta manuale si possono sintetizzare in due punti: aumento della capacità di raccolta giornaliera/uomo e diminuzione dell’incidenza della manodopera sulla redditività aziendale.
La raccolta meccanizzata: generalmente viene effettuata attraverso scuotitori che vengono agganciati direttamente al tronco oppure alle branche principali.
Il distacco dei frutti avviene per effetto della vibrazione. Le olive vengono fatte cadere su reti poste al suolo, oppure vengono fatte cadere su intercettatori ad ombrello. Un grosso limite per l’impiego della raccolta meccanizzata è rappresentato dai terreni impervi. Per sfruttare bene le potenzialità di questo tipo di raccolta occorre avere oliveti con forme di allevamento adeguate (ad es. a monocono) caratterizzate da uno sviluppo ridotto della parte aerea della pianta per sfruttare meglio le vibrazioni che vengono impresse dallo scuotitore.
Trasporto delle olive in frantoio: Al fine di non alterare la qualità dell’olio, le drupe, sia durante la raccolta che la conservazione, non devono essere danneggiate. Per quanto riguarda il trasporto dell’olive al frantoio bisogna evitare tutti i recipienti dove le drupe tendono ad ammassarsi e a surriscaldarsi. E’ conveniente utilizzare contenitori di capacità moderate con pareti forate per il ricambio dell’aria. I tempi di permanenza delle olive nei contenitori devono, inoltre, essere ridotti al minimo. |
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viene effettuata attraverso l’utilizzo di ganci scuotitori, pettini vibranti e sferzatori azionati da motori a scoppio, oppure da compressori pneumatici autonomi o azionati dalle comuni trattrici agricole. Questi tipi di agevolatori presentano il vantaggio di poter essere impiegati nelle aree di difficile meccanizzazione su piante secolari e non esigono di particolari forme di allevamento. I vantaggi rispetto alla raccolta manuale si possono sintetizzare in due punti: aumento della capacità di raccolta giornaliera/uomo e diminuzione dell’incidenza della manodopera sulla redditività aziendale.


















