| Avversità e difesa |
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La difesa fitosanitaria è una pratica colturale necessaria per l'ottenimento di un prodotto (olive ed olio) sano e genuino. La lotta chimica tradizionale (effettuata ad intervalli fissi o secondo un calendario prestabilito), a causa di un uso eccessivo e scorretto di fitofarmaci, è assolutamente da evitare in quanto spesso non ha alcun effetto sui parassiti (non presenti al momento dell'intervento), provoca la distruzione degli insetti utili, rischia di lasciare residui sul prodotto e di aumentare inutilmente i costi di produzione. Il controllo dei parassiti dannosi presenti nell'oliveto invece, si può ottenere più opportunamente con la cosidetta "difesa fitosanitaria integrata", che si avvale di mezzi agronomici, biologici, fisici e meccanici oltre che chimici. I prodotti chimici vengono utilizzati soltanto quando la popolazione degli organismi dannosi è in quantità tale da temere un danno di entità superiore al costo del trattamento "soglia di intervento", utilizzando fitofarmaci selettivi, poco tossici e non eccessivamente persistenti. Per una corretta applicazione della difesa integrata bisogna conoscere: - caratteristiche pedo-climatiche della zona; - biologia dei parassiti e dei fattori che ne regolano le popolazioni; - grado di dannosità dei diversi organismi; - metodologie di campionamento e di monitoraggio; - epoche di intervento; - spettro d'azione ed effetti collaterali dei fitofarmaci. La difesa dell'olivo si basa principalmente sulla lotta dei seguenti parassiti: Mosca dell'olivo (Bactrocera oleae), Tignola dell'olivo (Prays oleae), Cocciniglia mezzo grano di pepe (Saissetia oleae), Tignola verde dell'olivo (Palpita unionalis), Cotonello dell'olivo (Euphillura olivina), Oziorrinco (Otiorrhynchus cribricollis), Occhio di pavone (Spilocaea oleagina) e Rogna dell'olivo (Pseudomonas savastanoi).
Allo stato attuale i fitofagi potenzialmente dannosi all’olivo assommano ad alcune centinaia di specie: Insetti, Acari, Batteri e Funghi. Tuttavia solo una minoranza di esse è realmente dannosa, mentre la stragrande maggioranza è indifferente o utile.
Bactrocera oleae
La femmina depone circa 20-30 uova al giorno nel periodo settembre –ottobre, comunque il numero di uova che la femmina può deporre dipende prevalentemente dalla temperatura e dalla qualità dell’alimentazione. Prima di deporre le uova, la femmina pratica con l’ovopositore delle punture trasversali sulle drupe, chiamate punture sterili; successivamente pratica delle punture accompagnate dalla deposizione dell’uovo (punture fertili). Per queste ultime la femmina impiega circa 10-15 minuti durante i quali, muovendo l’ovopositore più volte dall’avanti all’indietro, pratica in profondità una piccola camera detta di ovideposizione entro cui deporrà l’uovo. Le punture sterili si distinguono dalle fertili perché le prime sono di colore grigiastro, mentre le seconde sono bluastre e un po’ infossate. Dall’uovo dopo alcuni giorni schiudono le larvette che cominciano a nutrirsi della polpa scavando una galleria tortuosa che diventa sempre più grande con il crescere della larva. Quando è prossima alla maturità, la larva si avvicina all’epicarpo, senza forarlo, scava una camera e qui si impupa. Lo stadio di pupa in estate dura circa 12 giorni, quindi l’adulto fora l’epicarpo e sfarfalla.
Sono notevoli ed imputabili alle punture di ovideposizione ed alle gallerie praticate dalle larve nella polpa. L’olio estratto da olive attaccate, si presenta con elevata acidità, odore sgradevole e di scarsa qualità.
DIFESA:
La difesa integrata è basata sull’impiego di trappole al feromone e sull’utilizzo di esche proteiche avvelenate.Le trappole vanno posizionate da luglio alla fine di ottobre effettuando settimanalmente il monitoraggio delle popolazioni; in questo modo si può fare una stima della presenza della mosca e quindi è possibile individuare l’epoca di massima intensità di popolazione. Al superamento della soglia d’intervento (15% di punture fertili su un campione di 100 olive) si potrà intervenire con formulati chimici curativi. In corso di studi sperimentali è l’impiego di insetti utili per la lotta alla mosca, ed in particolare l’azione di un ectofago specifico chiamato Opius concolor che parassitizza le larve. Lotta chimica: ottimi risultati si hanno utilizzando prodotti il cui principio attivo più efficace è il Dimetoato.
Prays oleae:
Si tratta di un lepidottero (una farfallina) detto tignola dell’olivo, diffuso in tutto il bacino del mediterraneo e fitofago specifico dell’olivo.
Gli adulti in primavera si accoppiano e depongono le uova sui grappoli fiorali. Dopo circa una settimana nascono le larvette che avvolgono i fiori con fili sericei e vi penetrano provocandone la distruzione. Queste larvette sfarfallano alla fine di maggio e si hanno gli adulti che depongono le uova sui frutticini. Per tutto il mese di giugno si schiudono le uova e le larve che fuoriescono attraversano la polpa del frutto e si portano dentro il nocciolo dove cominciano a rodere la mandorla. Le larve mature a settembre-ottobre fuoriescono dal peduncolo delle olive e le fanno cascolare. Una volta uscite, queste larve si nascondono tra le foglie o nel terreno e si trasformano in adulti; questa è la terza generazione, le femmine depongono le uova sulle foglie e quando nascono le larvettine entrano nelle foglie scavando gallerie tortuose e filiformi. DANNI: interessano principalmente la generazione che si svolge a carico dei frutti. Infatti, nella fuoriuscita della larva dalla mandorla del frutto, viene ad essere intaccato il peduncolo per cui il frutto o cade subito o è destinato a cadere in breve tempo. In alcune zone della provincia di Agrigento è stato constatato che DIFESA: I metodi di difesa integrata si basano sul monitoraggio della popolazione adulta con trappole a feromone a partire dal mese di maggio. L’andamento dei voli degli adulti fornisce indicazioni utili al campionamento delle olive che viene effettuato in numero di 100 drupe in ragione di 10 frutti per pianta. L’intervento chimico è consigliato nel momento in cui il campione prelevato presenta il 5-7% di olivine contenenti larve. Tra gli antagonisti naturali é da ricordare l’imenottero Encirtide Ageniaspis fuscicollis. Lotta chimica: è sufficiente un intervento con prodotti a base di Dimetoato, Fenitrotion oppure Meditation.
Saissetia oleae:
E’ E’ caratterizzata dalla presenza sullo scudetto di una H. La cocciniglia compie in genere una sola generazione all’anno. La femmina inizia a deporre le uova in marzo ed in un periodo di 2 mesi ne può deporre oltre 2000. Le uova rimangono protette sotto lo scudetto per un periodo d’incubazione che varia da
DANNI:
possono essere notevoli ed esplicarsi sia direttamente che indirettamente. Nel primo caso, la sottrazione della linfa porta ad un deperimento della pianta e una cascola dei frutticini, nel secondo, la emissione di escrementi dolciastri e vischiosi (melata) porta delle conseguenze più negative. Infatti, sulla melata si verifica l’insediamento di funghi saprofiti di colore nerastro che provocano, per la loro abbondanza, la cosiddetta “fumaggine”, che imbratta di nero foglie, frutti, rami, tronchi. Tale fumaggine impedisce la regolare funzione clorofilliana e, pertanto, riduce la capacità sintetizzatrice delle foglie. Inoltre, la melata richiama le formiche che difendono la cocciniglia da attacchi di predatori, ne diffondono l’infestazione e disturbano la parassitizzazzione da parte dei parassiti utili. Le maggiori infestazioni si verificano nelle zone umide e poco ventilate e sugli olivi folti e non potati.
DIFESA: si basa su criteri di lotta agronomica ed in particolare prevede una razionale potatura volta ad arieggiare la chioma, indispensabile per mantenere a livelli tollerabili le popolazioni della cocciniglia. In caso di forte infestazione si potrà intervenire con olio minerale bianco. Antagonisti naturali: Exochomus quadripustulatus (coccinellide) e Scutellista cianea (Imenottero).
Palpìta unionalis:
DANNI: sono a carico della vegetazione e dei frutti e si verificano a partire del mese di aprile e fino a tutto dicembre. DIFESA: si basa su criteri agronomici quali l’eliminazione dei polloni solo a fine periodo vegetativo. La difesa integrata prevede la possibilità di utilizzare nei giovani impianti ed in presenza di forti infestazioni il Bacillus Thuringiensis, effettuando almeno due interventi distanziati di 6 giorni. In natura le larve della piralide vengono controllate da diversi parassitoidi ma in particolare dall’imenottero Apanteles che può parassitizzare il 50% delle larve.
Euphillura olivina
E’ un insetto della superfamiglia psilloidea. Viene chiamato cotonello dell’olivo perché gli stadi giovanili emettono bianche secrezioni cerose, simili al cotone, che ricoprono i rametti infestati. E una specie tipica del bacino del mediterraneo e colpisce esclusivamente l'olivo e l'oleastro. I danni generalmente sono di scarsa entità e consistono in una devitalizzazione dei getti, nell'aborto dei fiori e nella cascola dei frutticini. Essi sono comunque sempre localizzati su pochi rametti della parte più esterna della chioma.
Otiorrhynchus cribricollis
L’Oziorrinco è un piccolo coleottero di colore bruno-nero appartenente alla famiglia Curculionidae. E’ un insetto polifago che attacca diverse specie di piante tra cui l’olivo, il mandorlo, il pesco e gli agrumi. Svolge la sua attività durante le ore notturne, mentre durante il giorno resta immobile fingendosi morto e nascosto nelle cavità del terreno in prossimità del colletto delle piante. DANNI: l’Oziorrinco si porta sulle chiome per rodere gli apici vegetativi dei teneri germogli e delle foglie, cominciando dai margini che in questo modo si presentano con dei caratteristici mordicchiamenti. Le piante colpite subiscono un rallentamento nell’accrescimento e mostrano visibili segni di deperimento. L’erosione, quando interessa anche le gemme, porta alla emissione di rametti laterali, con squilibrio nel portamento e nella fisiologia dell’intera piantina. DIFESA: si basa sull’utilizzo di sostanze collanti insetticide da applicare su una superficie intermedia alla base del tronco, oppure con l’applicazione di una striscia di feltro avvolta attorno al tronco al fine di evitare le risalite notturne.
Spyloceae oleagina
E’ nota con il nome di Occhio di Pavone, ed è così chiamata per le caratteristiche macchie che determina sulle foglie. E’ un fungo particolarmente virulento durante inverni miti e piovosi; è presente in tutte le zone ove si coltiva l’olivo. Sulla pagina superiore delle foglie compaiono delle macchie che dapprima sono assai ridotte ed hanno un colore bruno-fuligginoso, mentre a sviluppo ultimato sono caratterizzate da una tinta grigiastra o grigio-rossastra al centro e bruno-scura alla periferia; durante i mesi caldi si circondano di un alone giallo intenso così da rassomigliare agli “occhi” esistenti nella parte terminale di una penna di pavone. DANNI:
consistono nella caduta delle foglie che può causare l’intero deperimento della pianta con conseguente riduzione della produzione. La malattia si manifesta con maggiore aggressività in settembre-ottobre ed in febbraio-marzo.
DIFESA:
si basa su interventi con sali di rame da effettuarsi da novembre a marzo in presenza di foglie infette ed in condizioni climatiche predisponesti, cioè umidità molto elevata e temperature oscillanti attorno ai
Pseudomonas savastanoi:
Si tratta di una batteriosi che provoca la formazione di escrescenze o tubercoli su quasi tutti gli organi epigei della pianta e soprattutto sui rami. E’ chiamata Rogna o Tubercolosi dell’ulivo; il batterio penetra attraverso le ferite che si formano sui tessuti vegetali in seguito ad interventi agronomici (operazione di potatura) o ad eventi atmosferici (grandine, vento). All’interno dei tessuti sotto-epidermici il batterio stimola la formazione di masse tumorali. L'elevata piovosità primaverile accompagnata da temperature miti favoriscono l'attività del patogeno.
DANNI:
consistono nel disseccamento dei rami colpiti e nella caduta delle foglie con conseguente diminuzione della produzione anche del 30% e scadimento qualitativo delle olive e dell'olio. DIFESA: la lotta contro Gli interventi chimici prevedono l’impiego di prodotti a base di rame. |



Comunemente nota come “Mosca delle olive”, 






























